Spinelli Claudio è nato a Follonica ( Grosseto) nel 1953, abita e lavora a Pisa.

Laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Pisa; specialista in Chirurgia Generale, in Chirurgia Pediatrica ed in Urologia; Professore di Chirurgia presso l’Università di Pisa e Direttore della Cattedra di Chirurgia Pediatrica della stessa Università .

Curriculum artistico: segnalazione nel Catalogo Internazionale d’Arte Contemporanea –Ed. Rimeco 1986-1987; fa parte del “Gruppo Medici Artisti di Pisa, Curzio Massart”. Ha esposto presso l’Opera Primarziale del Duomo in Piazza dei Miracoli a Pisa nel 1993 e  nel Chiostro della Chiesa del Carmine, in Corso Italia a Pisa nel 1994. Le opere sono pubblicate nei rispettivi cataloghi. Hanno scritto sulla sua pittura:

 

Mario Meozzi , critico d’arte ( Pisa) - << pittura , la sua, come mezzo per tradurre in colore le visioni del paesaggio , realizzate in uno stile sobrio, con chiarezza nella composizione, lietezza nel colore e romantica esaltazione della vitalità della natura e dell’umana vicenda. Verismo maturato con l’osservazione, espresso con un linguaggio semplice, velato di sfumature sentimentali”.

 

Lea Monetti, pittrice (Grosseto) << In una sera di festa la mia attenzione fu attratta da una inaspettata immagine di paesaggio proiettata sulla parete. Era un dipinto: uno scorcio di Maremma dal taglio sobrio, eppure aveva qualcosa di veramente singolare.

Nonostante la folla degli amici continuai ad osservare le immagini che seguirono: campiture pulite, dipinte con mano sicura, di cieli, paesaggi, alberi, figure ridotte all’essenziale da una capacità di sintesi che riusciva ad afferrare “l’anima“ di cieli, paesaggi, figure, con forza espressiva densa di contenuti, di silenzio e mistero.

Ero stupita perché  questa è una qualità rara  e proprio in questa capacità sta il segreto della vera Arte, quello che fa la differenza. 

Sono rimasta emozionata ma non sorpresa quando ho saputo che il pittore si chiamava Claudio Spinelli: illustre chirurgo e persona di grande valore umano.

Il suo sguardo, capace di accarezzare il soggetto dei dipinti e andare oltre la superficie per esprimerne i significati profondi, è il dono che fa la qualità dell’artista ma è anche la qualità della persona.

 

Maria Chiara Valacchi: critico e curatore d’arte della Provincia di Milano; redattore per Arte Mondadori e collaboratrice di “ Muse Magazine International” e “ Flash Art Italia” <<  L’impalpabile bagliore dei ricordi. Per gli impressionisti, il fattore di rottura, l’innovazione, fu l’utilizzo dei colori in "tubetto", già pronti per essere adoperati che davano la libertà di poter ritrarre en plein air. L’ artista, così, poteva trasmettere sulla tela emozioni vive, poteva catturare cromie inusuali e il modificarsi della luce con il passare del tempo.

Nelle opere di Claudio Spinelli, vive il ricordo di questa ricerca impressionista, la volontà di catturare un momento, di cogliere l’attimo. Nei suoi lavori, c’è tutta la profondità del colore steso a pennellate dense per descrivere paesaggi desolati dove la  natura è l’unico elemento capace di imporsi. Ci sono le terre di Siena, i gialli ocra, i verdi intensi dei cipressi alti e schietti; I bagliori di mattine d’inverno, dove l’umidità copre distese di campi arati cristallizzati dalle lacrime della notte. C’è il cielo di una maremma dimenticata, accolta dalle braccia di un mare che la cinge. C’è la luce di un tramonto caldo e il bagliore timido del sole che si sveglia. C’è la descrizione di una terra ricca di storia, di dolore e di poesia.

La sua terra. Spinelli la fa rivivere nella malinconia di ricordi. Sono paesaggi solitari dove piante e fiori inghiottono i macchinari creati dall’uomo. La battaglia con la terra, per l’umanità è persa. Un trattore abbandonato in un campo confonde i suoi colori e la sua fisionomia nella  materia di toni rosati, che uniscono il cielo alla terra in un gioco ritmico di pittura stesa a spatola. Un treno perso nel bagliore di un giallo estivo esprime una ricerca intensa sulla luce, rappresentazione massima d’astrazione e simbolo di vita, fonte grande d’ispirazione per artisti che ne hanno osannato la grandezza e la meravigliosa intangibilità. 

Due strisce nere, bordate di rosso fendono un tramonto picchiettato di giallo, bianco e rosa, e la cromia definisce il movimento del tempo, la scomparsa di nuvole che vanno a morire. I rossi e i marroni caldi, d’autunni dimenticati, dove alberi spogli lasciano intravedere dall’intreccio scomposto dei rami i biancori dei muri di abitazioni campestri.

Il blu intenso del manto celeste copre, come un tetto, la distesa informe della prospettiva di un campo dove si librano in volo uccelli bianchi verso destini identificati. La solitudine serena di una donna di spalle, appesantita dall’avanzare dell’età, raggiunge un eden infinito dove la tangibilità della vita si trasforma nell’impalpabile certezza dei ricordi.  Il divino e il pagano di scene rurali vivono il loro conflitto nel candore e nella purezza di scene, apparentemente, banali capaci di elevarsi a sogno elegiaco >>

 

 

Le Opere