Lucio
Aragri
Immaginario, Sogno e Virtualità tra maschere, pseudonimi e realtà perdute...
Lucio Aragri è lo pseudonimo sotto il quale si cela la vera identità
dell’autore. Giornalista, di origini romane ma di adozione viterbese, ha
collaborato con alcune testate di rilievo nazionale ed emittenti radio-televisive
locali ricoprendo anche incarichi di addetto stampa per realtà economiche del
litorale tirrenico. Oggi è Direttore responsabile di una testata telematica di
cultura e attualità. “La Casa in Mezzo al Mare” è la raccolta di racconti edita
da NonSoloParole Edizioni nel 2005. Per lo stesso editore nel 2004 ha
pubblicato il suo romanzo di esordio “Enclosed - I recintati”. Un altro suo
racconto inoltre è presente nell’antologia “Buia è la notte – Vol. II”: “La
notte dentro… la stanza n.19”, libera trasposizione di fatti realmente accaduti
in un ospedale dell’Iraq tra la prima e la seconda “Guerra del Golfo”.

Il
relativismo gnoseologico, la disgregazione dell’Io, la fuga spaziale-temporale,
la società quale prigione o “teatrino di carta” che massifica, imprigiona
l’individuo, cristallizzandolo in una forma definita e imperitura, sono
soltanto alcuni nuclei tematici che collegano le opere di Aragri alla
concezione pirandelliana dell’esistenza come dell’individuo. “Enclosed-I
Recintati”, la “La Casa in Mezzo al Mare” ed altri racconti con i loro
personaggi, unitamente alle loro “maschere”, non ultima quella indossata dallo
stesso autore, esprimono in fondo la “perdita dell’aureola” dell’intellettuale
moderno o per meglio dire dell’uomo che ancora ama sperare, che non vuole
sottostare alla massificazione, alla “cristallizzazione” e quindi alla “morte”
impostagli dalla società, rivendicando a sé ancora un ruolo centrale, disposto
titanicamente a lottare pur sapendo di andare incontro a sicura morte. Chi osa
ancora oggi andare controcorrente è colui che usa l’inchiostro per andare
oltre, chi novello Prometeo o “filosofo estraniato” ama viaggiare nello spazio
e nel tempo. I personaggi ed altre maschere che si affacciano nelle pagine di
Aragri, è proprio alla morte intellettuale che non vogliono soccombere e
rivendicano la loro, in fondo, fittizia libertà, fuggendo nel tempo o creandosi
ad hoc proprie “isole” o meglio uno squarcio atemporale, novella “torre
d’avorio” dove rifugiarsi. (Anna Maria Vinci – Corriere di Viterbo)